Home Calcio a 5 Città di Rende pronto a tornare in campo, Carnuccio: “I ragazzi sanno cosa devono fare”

Città di Rende pronto a tornare in campo, Carnuccio: “I ragazzi sanno cosa devono fare”

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Dopo la prima parte di stagione in cui il Città di Rende futsal ha brillato collezionando tutte vittorie e solo un pareggio, l’ultima parte è diventata complicata a causa di tre pesanti assenze per covid19 che hanno costretto i biancorossi ad una enorme prova di sacrificio e, nonostante abbiano lottato a denti stretti, sono arrivate due sconfitte.
A meno quattro giorni dalla ripresa del campionato, i ragazzi sono carichi e soprattutto mister Paolo Carnuccio ha ripreso le redini della sua squadra. Per i non addetti ai lavori, mister Carnuccio è un allenatore di primissimo livello, vanta una carriera di tutto rispetto, dalla serie A femminile alle più importanti categorie maschili, soprattutto ha guidato la Rappresentativa Under15 regionale.
Allora andiamo a scoprire come si sta preparando il Città di Rende per tornare ad esplodere, ma soprattutto per tornare al comando di questa C2, direttamente dalle parole del suo trascinatore, mister Paolo Carnuccio che ringrazio per la disponibilità e l’estrema gentilezza nel rispondere alle mie domande.

Mister, dopo un lungo stop per via del riposo, delle feste natalizie e dei rinvii per covid, finalmente sabato si ricomincia con una partita casalinga. Come ha trovato la squadra e cosa ha detto ai ragazzi per motivarli dopo la complicata ultima parte del girone d’andata?
La squadra è sempre stata molto concentrata sul lavoro da svolgere. Noi ci siamo allenati durante le feste natalizie, ci siamo allenati bene e la squadra ha sempre mantenuto un atteggiamento di grande disponibilità agli allenamenti, di abnegazione, per recuperare quello che avevamo costruito e che poi purtroppo, a causa del covid, avevamo perso. Quindi sotto questo profilo sono molto sereno perché la squadra tutto sommato non ha avuto grandi scossoni da un punto di vista mentale. Le motivazioni non c’è bisogno che le abbia trasferite io, perchè i ragazzi sono molto arrabbiati per il discorso del covid e credo che da parte mia vi sia la necessità di canalizzare questa rabbia, questa forza nervosa che loro hanno, canalizzarla verso binari positivi che possano poi essere tradotti in atteggiamenti giusti sotto il profilo di natura tattica, di natura tecnica. Quindi non c’è stato bisogno di nulla perché i ragazzi sanno quello che devono fare ed anzi, ripeto, sono molto molto arrabbiati per quello che è successo.
Voi avreste dovuto riprendere contro la Roglianese, poi Boscolandia e Sinco. Invece vi ritrovate, oltre la Sinco, una importante trasferta a Rossano, il Morelli e poi Amantea, Giove e Nuova Fabrizio..insomma tutte gare impegnative senza giornate di riposo. Quanto possono incidere queste modifiche di calendario sulla classifica?
Non incidono per niente. Noi sappiamo che dobbiamo giocare partita dopo partita. Non possiamo permetterci più, purtroppo, di guardare l’avversario, se quella partita ci preoccupa di più, se quell’avversario ci preoccupa di più o di meno, perché noi dobbiamo ricostruire quella nostra identità che ci ha consentito di essere vincenti contro quasi tutti gli avversari che abbiamo incontrato. Per cui, a noi non interessa nulla, noi dobbiamo guardare solo a noi stessi, a ricostruire quello che avevamo perso a causa, purtroppo, del covid. Non ho mai guardato la classifica e non guarderò la classifica, questo te lo posso garantire, fino alle ultime due/tre giornate di campionato. Non mi interessa la classifica, non mi interessano gli avversari. Mi interessa solo ricostruire la mia squadra e cercare di tirare il meglio da ogni partita, per come eravamo stati abituati a fare dall’inizio del campionato.
Come procedono gli allenamenti finalmente al coperto? Questa piccola ma importante conquista ha migliorato la qualità degli allenamenti ed il morale?
È chiaro che quando ti alleni al coperto hai la possibilità di fermarti un attimino per lavorare meglio le situazioni di natura tattica, al di là dell’aspetto fisico che comunque è anche importante perché lavorare al coperto significa anche avere delle condizioni climatiche diverse da come ti alleni quando sei fuori. Ma dal punto di vista tattico hai la possibilità di gestire le pause durante il lavoro dell’allenamento e gestire meglio i tempi per lavorare quella specifica situazione di gioco. Sicuramente sì, il morale della squadra è migliorato e ovviamente da parte mia e da parte di tutti i giocatori ci tengo, forse è la cosa più importante, a ringraziare la società che ha fatto degli sforzi incredibili per garantirci la possibilità di poterci allenare al coperto e questo è assolutamente doveroso ribadirlo.
Parliamo di lei. Si trova bene nell’ambiente biancorosso? Ci racconta cosa succede nei pre-partita, se avete un rito scaramantico o se lei ama dire qualcosa in particolare ai suoi ragazzi prima di scendere in campo?
Io mi trovo benissimo. Devo sempre ringraziare la società per la grande stima che ha avuto nei miei confronti come persona e soprattutto anche come allenatore. Devo ringraziare i ragazzi perché sono eccezionali, si sono sempre impegnati tantissimo sia durante le sedute di allenamento sia seguendo le mie indicazioni durante le partite. Il covid ci ha devastato, ci ha devastato nei punti, nel morale; ci ha colpito nel momento migliore e ci ha tolto quelle basi che avevamo costruito. Però, come ho detto ai ragazzi, probabilmente il covid non è da maledire, perché se noi oggi abbiamo questa rabbia, questa voglia, questa volontà, se noi ci siamo allenati in maniera forte nel periodo natalizio, durante le feste, significa proprio che il covid ha avuto degli effetti positivi su di noi, per cementare il gruppo, per farci stare ancora di più uniti e per cercare di affrontare qualsiasi partita con l’atteggiamento mentale più forte possibile nei confronti dell’avversario. Come rito scaramantico sapete che a fine partita in caso di vittoria parte quella musichetta particolare che è straordinaria e che consolida questo nostro gruppo. Un bel gruppo fatto di bella gente, brave persone e ottimi calcettisti. Prima della partita, beh, riti scaramantici ce ne sono sì, ma generalmente non si dicono! Magari osservando bene ognuno di noi vi potete accorgere quali sono. Però devo dire che è lo sguardo, non sono le parole le cose più importanti, ma è lo sguardo che tu dai a ciascun singolo giocatore, al di là poi del briefing pre-partita che io faccio prima di lasciarli giocare, comunque è lo sguardo importante, fissarsi negli occhi. La cosa che dico sempre a tutti “Ragazzi guardiamoci negli occhi, alzate la testa e guardiamoci negli occhi. Guardate il vostro allenatore negli occhi” e se c’è qualche ragazzo che ha la testa bassa lo costringo ad alzare la testa e a guardarmi negli occhi perché quello è il momento in cui si crea quella sintonia, quel feedback forte, fondamentale per poter entrare in campo e vincere la partita. Se c’è un ragazzo che abbassa lo sguardo, se c’è qualche ragazzo che ha qualche problema, io lo fermo, lo blocco, perché la cosa più importante, più di qualsiasi parola è lo sguardo che tu hai, l’atteggiamento, fissare gli occhi del tuo giocatore e cercare la fiducia che il giocatore ha nei tuoi occhi. Chiudo ringraziandoti sempre per la tua disponibilità che hai nei nostri confronti, grazie di tutto.

Grazie a lei mister. E se questo è lo spirito della squadra, ci prepariamo a gustare un grande spettacolo! Mentre il mister parlava, mi veniva in mente un famosissimo discorso che credo sia il fulcro, la messa quotidiana dello spogliatoio biancorosso: “Siamo all’inferno adesso signori miei. Credetemi. E possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi, oppure aprirci la strada lottando verso la luce. Possiamo scalare le pareti dell’inferno un centimetro alla volta. Io però non posso farlo per voi. Mezzo passo fatto un po’ in anticipo o in ritardo e voi non ce la fate, mezzo secondo troppo veloce o troppo lento e mancate la presa. Ma i centimetri che ci servono, sono dappertutto, sono intorno a noi, ce ne sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo. In questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra ci massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro, ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta… Questo è essere una squadra signori miei. Perciò o noi risorgiamo adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente. È tutto qui”.

Uff. stampa

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