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F.C. Filadelfia: lo sport non deve solo allenare campioni, ma costruire uomini

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Ai tempi della comunicazione di massa, ci vuole poco a far notizia. E la notizia del comunicato divulgato dalla Società di calcio a 5 del Rombiolo all’indomani della partita di sabato 11 febbraio potrebbe sembrare quasi un racconto eroico, una di quelle storie da prima pagina in cui un’onesta squadra di provincia decide di alzare la voce contro “i prepotenti”. Già, sembrerebbe, se non fosse il frutto di una ricostruzione che ci limitiamo per cortesia a definire “di pura fantasia”. Prima di scendere nel dettaglio della partita incriminata e rispondere punto per punto alle accuse che ci sono state rivolte, dobbiamo però fare una premessa, e spendere qualche parola per raccontare cosa sia la Futsal. L’Asd Futsal Filadelfia nasce 10 anni fa, da un’idea di giovani innamorati pazzi del calcio a 5, e dalla voglia di consolidare quell’amore in una realtà strutturata di cui loro fossero i protagonisti. L’età media nella dirigenza futsal è attualmente di 30 anni, il dirigente più grande ne ha 33. La squadra è composta da ragazzi di 20 anni di media, e la juniores pullula di 16enni. L’età da sola non è certo garanzia di virtù, ma è fuor di dubbio un elemento importante per comprendere lo spirito che fin dall’inizio ha animato la nostra società: passione, voglia di stare insieme, sacrificio, collettività, rispetto. Mai in 10 anni ci sono state rivolte accuse comportamentali, e ne è riprova il fatto che spesso siamo stati scelti come sede ospitante di amichevoli delle rappresentative FIGC. Ci troviamo, così, sgomenti a dover leggere il nostro nome affiancato ad aggettivi che non solo non ci appartengono, ma che anzi rappresentano l’esatto opposto di tutto ciò che con orgoglio incarniamo. E ci troviamo a chiederci come possa ritenersi portatore di valori quali l’educazione e il rispetto chi utilizza vigliaccamente la diffusione social per infangare senza nessun fondamento una squadra avversaria. Entrando brevemente nel merito della partita incriminata, non possiamo che chiederci a quale match abbia assistito l’autore dell’articolo, visto che il raccapricciante quadro dallo stesso delineato non è per nulla aderente ai fatti. Certo, fa effetto nel lettore impregnare un comunicato di parole altisonanti quali “omertà” e “intimidazione”, ma quello che a prima vista sembra un atto di coraggio si trasforma nel suo esatto opposto quando è utilizzato per colpire falsamente non solo la società sportiva, ma l’intera comunità di cui fa parte. Non possiamo che negare con forza, senza timore di essere smentiti, l’asserito clima quasi minatorio che i giocatori del Rombiolo avrebbero avvertito. Se qualcosa si è avvertita nel nostro palazzetto, è stata la passione con cui i nostri tifosi ci seguono settimanalmente, proprio a riprova di come la nostra realtà si sia inserita nel contesto socioculturale del paese, arricchendolo. Ma ancora di più rispediamo al mittente le fantasiose ricostruzioni su accerchiamenti fisici effettuati nei confronti dell’arbitro: al contrario, è stato chi ci accusa ad aggredirlo verbalmente, spaventandolo tanto da spingerlo a serrarsi a chiave all’interno dello spogliatoio, e ad uscirne tremante da noi scortato fino in macchina. Se atteggiamenti minacciosi ci sono stati, sono allora da ricondursi ad esponenti del Rombiolo, tra i quali è spiccato chi ha utilizzato proprio le balaustre incriminate nel comunicato per arrampicarcisi in modo da insultare l’arbitro più comodamente. Se di “qualcuno” l’arbitro “ha avuto paura”, dunque, è stato proprio di chi lo ha violentemente e ripetutamente insultato, e chi scrive sa bene che non siamo stati noi. L’arbitraggio non è stato perfetto, di questo ne diamo atto. Ma tutti noi sappiamo che nessun arbitraggio è perfetto, e che spesso lo sport che tanto amiamo si fa beffa di noi anche per colpa di sviste o errori che, però, fanno parte del gioco. Ricordiamo poi all’autore del comunicato che gli stessi giocatori del Rombiolo sono entrati nei nostri spogliatoi a fine partita chiarendo che la loro rabbia fosse rivolta unicamente verso l’arbitro, e che il nostro allenatore ha proposto di fare insieme un terzo tempo al bar del paese per mettere a tacere qualsiasi discussione: un quadro ben diverso, insomma, da quello fantasiosamente ritratto dal diffamante comunicato diffuso. Come si può, dunque, predicare valori di educazione e rispetto mentre al contempo si utilizzano falsità per screditare un’altra società fomentando così l’odio e l’antagonismo? Chi si erge a educatore dovrebbe sapere che le parole sono importanti. E diventano fondamentali quando vengono usate per colpire, ferendo un’intera comunità. Ricordiamo, tra l’altro, che Filadelfia è stata in passato meta di importanti manifestazioni sportive di stampo nazionale, improntate sullo scambio culturale e sui valori di sana competizione, e che da sempre il nostro paese cerca di fare dello sport un volano turistico nonché di emancipazione socioculturale. E’ anche per questo che non accettiamo che parole quali “Omertà”, “paura”, intimidazione”, “viltà”, vengano utilizzate a sproposito e in maniera così diffusiva, cercando di distruggere chi da anni tenta di costruire, in un territorio, quello calabrese, in cui le difficoltà sono molteplici. Perdere non è facile, chiunque ami questo sport lo sa bene. Lo sappiamo noi che, contrariamente a quanto detto nel comunicato, abbiamo perso più volte anche in casa, senza nessun tipo di protezione arbitrale dettata da presunte “intimidazioni”. Se qualcuno è stato ferito, dunque, è l’ASD Futsal Filadelfia, perché le diffamanti accuse rivoltoci bruciano più di una sconfitta nel campo da gioco. Con l’estrema serenità di chi conosce la correttezza del proprio comportamento, invitiamo dunque chiunque abbia creduto al comunicato diffuso a venire a giocare una partita nel nostro palazzetto: troverà ospitalità, sana competizione, passione e voglia di crescere insieme e potrà così riferire all’autore del comunicato di pensarci due volte prima di sfogare la rabbia per una sconfitta infamando un’intera, meravigliosa realtà.

ASD FUTSAL CLUB FILADELFIA

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