Ernesto Nesci Santonofrese doc ha da poco compiuto 31 anni, è nato e cresciuto a Sant’Onofrio, ha militato dai primi calci fino alla juniores regionale nei settori giovanili del suo paese con la vecchia “Real Boys” e poi con l’Azzurra Sant’Onofrio. Già a soli 15 anni, nel lontano 2001, per lui è stata richiesta la deroga da parte dell’Azzurra Sant’Onofrio presso il comitato regionale per poter militare nel campionato di competenza della prima squadra. Da allora non si è mai più fermato, e oggi ha alle spalle secici campionati tra terza, seconda, prima categoria e promozione. Durante la sua carriera ha sempre rinunciato a militare in squadre di categorie superiori scegliendo la causa del suo paese natale.
Da quanto tempo eri lontano dalla squadra del tuo paese?
Ho abbandonato il calcio paesano soltanto tre anni fa quando a Sant’Onofrio non si è fatta la squadra, ho sempre preferito la squadra del mio paese rinunciando anno dopo anno a vestire altre maglie anche più ambiziose da tutti i punti di vista, sia economici, che di prestigio. Da allora ho pensato di non voler ritornare più a vestire la maglia del Sant’Onofrio perché in un certo senso annoiato di lottare, vincere campionati, salire di categoria e poi ripartire sistematicamente da capo e con una società nuova.
Qual è stato il motivo che ti ha spinto a ritornare nuovamente a vestire la maglia del Sant’Onofrio?
Questa nuova società mi ha convinto nuovamente a tornare a giocare in paese perché improntata sul bene dello sport locale a Sant’Onofrio, l’altro aspetto determinante che mi ha fatto definitivamente prendere questa scelta è stata l’unione tra due delle società calcistiche dilettantistiche che si stavano creando in ambito locale, la Sant’Onofrio calcio e la Gioventù Santonofrese, infatti, quest’ultima società ha rinunciato a militare nel campionato di Terza categoria per far confluire tutte le forze in un’unica società.
Quale sarebbe l’obiettivo e il sogno di questa nuova avventura a Sant’Onofrio?
Il mio grande sogno è quello di vedere il calcio di Sant’Onofrio, un paesino di appena 2900 abitanti, con un’unica società calcistica che abbia dal settore giovanile fino all’amatoriale, infatti, oggi, anche dopo questa prima fusione, ci sono ancora altre tre associazioni calcistiche, due del settore giovanile (Azzurra e Sant’onofrio 2012) e una nel settore amatoriale (Vigor old Boys).
È stato emozionante ritornare a giocare con la maglia del tuo paese, da capitano, ed andare subito in goal?
È vero, tornare a vestire dopo anni la maglia del Sant’Onofrio, con la fascia di capitano al braccio che mi riempie di responsabilità e allo stesso tempo mi inorgoglisce, e segnare il primo goal della stagione, al debutto decisivo e tra le mura amiche, è la massima sensazione che il calcio ti può regalare.
Da capitano, quali sono le cose che vorresti tramandare ai tuoi compagni di squadra?
Cercherei di inculcare ai miei compagni in primis le regole del calcio che non sono quelle della Figc ed Lnd, ma quelle morali basate sull’educazione ed il rispetto dei compagni, degli avversari, del mister, della società, degli arbitri e dei tifosi, che in questi anni ho imparato conoscere e ad osservare; lo so che non è un ruolo facile ma molto complesso e di grande responsabilità, però, mi sento carico e pronto. Cercherò di trasmettere e inculcare ai miei compagni di squadra tutto ciò che i miei predecessori mi hanno insegnato in questi 25 anni ininterrotti di carriera.
Pensavi già che la scelta del capitano ricadesse su di te?
Si, mi sentivo il predestinato a ricoprire questo ruolo in quanto, dopo la formazione della rosa, ero il “veterano” del gruppo. Ho cercato di far sposare questo progetto a tanti altri calciatori santonofresi, sia giovani, che meno giovani, che hanno già militato con me e che stimo molto e spero che vengano a far parte di questa squadra; nel caso qualche calciatore più “veterano” di me si convincesse ad entrare a far parte, sarò lieto e in dovere di cedergli e rimettergli la fascia di capitano al braccio come ho già fatto negli anni passati.
