Home Calcio Da Serrastretta, una riflessione dovuta: “Questo non è il calcio che amiamo”

Da Serrastretta, una riflessione dovuta: “Questo non è il calcio che amiamo”

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Di Angela Fazio (dirigente US Serrastretta) – Da piccoli ci insegnano valori importanti, come l’educazione ed il rispetto per il prossimo. Tali valori li applichi in qualsiasi contesto quotidiano. Aspetti la domenica con fermento, dopo tanto stress dovuto ad un’intensa settimana lavorativa e tante altre attività stancanti. Per me il calcio è il mio antistress, da anni. Certo magari non lo pratico, però, mi piace catturare attimi di gioco grazie alle fotografie, perché è la mia passione. Come da calendario, come giochi in casa, vai in trasferta, sono le regole. Vai in altri paesi e non la vedo come la classica partita, ma anche come confronto con altre realtà calcistiche del territorio. Sembra impensabile, però, che ogni volta è una lotta continua. Una lotta continua a salvaguardare te stesso, non come calciatore o dirigente, ma come persona proprio. Arrivare in campi tenuti così male da sembrare gli angoli ricreativi per detenuti, chiedere un pallone e ti viene data una pietra che ti fa male ad ogni calciata, chiedere l’acqua calda per la doccia e sei costretto a farla fredda, cercare di passare una domenica all’insegna dello sport, del divertimento e dell’aggregazione ed invece ogni volta è la stessa cosa: schiaffi, minacce, malignità, rancore. Ognuno di noi ha lavoro, case, famiglie. Vai al campo per passare una domenica e scaricare la tensione con l’agonismo sportivo e la voglia di divertirsi, a prescindere alla fine dal risultato. Invece no. Sei costretto ogni santa volta, anche in terza categoria, di pregare di ritornare sano e salvo a casa. Con la speranza che non ti succeda niente. Questo non è più il calcio che amo. Anzi, in tanti la pensano come me e direbbero che questo non è il calcio che amiamo. Il calcio che quando c’è un fallo si da una stretta di mano e si chiede scusa, dove l’arbitro prende una decisione (giusta o errata che sia) ed è quella senza iniziare a minacciarlo, dove a fine partita si scherza e si ride nonostante il risultato, dove l’accoglienza è già un biglietto da visita e se ne tiene conto per una volta successiva, e tante altre cose belle che purtroppo sono scene alle quali non si assiste più.

 

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